Domande, coaching e crescita professionale

Nei periodi di grande cambiamento – sia esistenziale che professionale – ognuno di noi si trova spesso di fronte a una scelta fondamentale: farsi più domande di prima, ampliando il proprio orizzonte mentale, oppure smettere totalmente di guardarsi attorno e accontentarsi delle risposte di ieri (o delle risposte degli altri).

Se si prende la prima strada, si aprono quasi sempre nuovi orizzonti. Le domande, infatti, sono estremamente potenti, soprattutto se si attende la risposta con la giusta disposizione interiore, senza affrettarsi a colmare il vuoto con risposte preconfezionate.

Le domande preludono alla conoscenza di sé e del mondo. Il primo individuo che intuì questo fatto, almeno tra i personaggi che ci sono storicamente noti, fu Socrate nel IV secolo avanti Cristo. Le sue domande incalzanti mettevano in crisi i benpensanti ateniesi, facevano crescere le persone sul piano interiore e, soprattutto, incoraggiavano i giovani della polis greca a non accontentarsi delle risposte preconfezionate. Sappiamo tutti come andò a finire. Socrate fece arrabbiare molte persone e fu condannato a morte con l’accusa di empietà. Nonostante ne avesse la possibilità, si rifiutò di fuggire da Atene e accettò serenamente il suo destino, bevendo la cicuta. Il testimone di Socrate fu raccolto da Platone, che però fu più cauto del suo maestro: fondò un’Accademia cui potevano accedere soltanto in pochissimi.

Jacques-Louis David, La Mort de Socrate, 1787

Nel corso dei secoli, questo atteggiamento interiore – cioè l’attrazione per le domande aperte, anziché verso i sistemi chiusi – attraversò la storia dell’Occidente. Il pensiero di Socrate non si estinse, ma si sviluppò. In un certo senso, può dirsi sul solco del metodo socratico chiunque punti, tramite le domande, a far emergere la verità interiore di una persona, anziché a immettere nozioni e dogmi dall’esterno, come se la testa dell’interlocutore fosse un contenitore: una scatola o, magari, una pennetta Usb con una determinata capacità di memoria. Questo è, in parte, anche il senso della maieutica socratica. Ognuno deve essere incoraggiato a trovare da sé la verità. L’esatto opposto del nozionismo.

 In fondo, anche il coaching si fonda su un atteggiamento di fondo abbastanza simile. Si accompagna il cliente, con domande mirate, a formulare i propri obiettivi personali e professionali. Il fine è sviluppare il potenziale del cliente e portarlo al raggiungimento del suo target, cioè accompagnarlo da un punto A a un punto B (il termine inglese coach, del resto, è tradotto in italiano con la parola carrozza).

John Whitmore, che viene tradizionalmente considerato il padre del coaching moderno, ha elaborato un modello – in parte superato, in parte ancora molto valido nell’ambito della crescita personale – definito GROW.

Questo modello è incentrato sulle domande e si struttura in quattro fasi:

  • Obiettivo (Goal): la prima fase è volta a delineare un obiettivo desiderabile;  
  • Realtà (Reality): la seconda fase, invece, è finalizzata a inquadrare la situazione attuale: cosa ci sta aiutando nella realizzazione dell’obiettivo e cosa, invece, ci sta ostacolando;
  • Opzioni (Options): la terza fase è volta all’esplorazione delle opzioni a disposizione, usando anche il pensiero creativo;
  • Volontà (Will): la quarta e ultima fase, infine, è finalizzata alla messa a punto di un piano d’azione;

Ovviamente questa è una sintesi estrema del modello, che è ben più complesso e che nelle mani di un consulente esperto – e, soprattutto, di un cliente davvero motivato – può permettere una forte accelerazione nel processo di crescita personale. Ogni fase del modello, comunque, è caratterizzata da domande specifiche (non è questa la sede per analizzarle: per chi vuole approfondire, può leggere J. Whitmore, Coaching, Milano, Unicomunicazione, 2017).

A mio avviso, il coaching è soltanto una tappa del metodo socratico, che a mio avviso è destinato a svilupparsi ulteriormente e ad assumere nuove forme. Sono sempre di più, infatti, le persone interessate alla crescita personale (e professionale), e uno dei mezzo più potenti per favorirla sono proprio le domande ben formulate.  

Riccardo Fraddosio

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L’immagine che apre l’articolo è un dettaglio dell’affresco della Scuola di Atene di Raffaello.

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